BIO

Il tratto più faticoso è raggiungere la linea di partenza

Cosma era un ragazzo di 24 anni compiuti da tre mesi quando il 10 luglio 2015 è morto cadendo mentre con un’ amica si calava da una via di arrampicata sulle Alpi del sud della Francia, la via chiamata Orage d’étoiles “ Tempesta di stelle”.
Si era trasferito a Parigi dopo avere conseguito a Brescia il dottorato in infermieristica nel novembre 2013 e già nel mese successivo si trovava nella capitale francese alla ricerca del lavoro che sognava già dall’ultimo anno del liceo che aveva frequentato a Brescia.
Desiderava fortemente esercitare la sua professione in un reparto di Rianimazione e dopo aver consegnato il suo attestato di Laurea in alcuni ospedali parigini nel marzo del 2014 ebbe la fortuna di iniziare a dare forma al suo grande sogno perché fu chiamato dall’Ospedale George Pompidou, proprio nella reparto di Rianimazione Cardio-Vascolare, dove dopo un anno fu assunto a tempo indeterminato.
In ottobre 2015 avrebbe iniziato un Master della durata di 6 mesi per conseguire il titolo di infermiere anestesista pur continuando a lavorare in Ospedale e approfondendo sempre più le sue competenze e così entrò sempre più in contatto con se stesso e con quella vocazione che da tempo lo spingeva ad avere la curiosità e l’esigenza di conoscere altri mondi. Quei mondi dove gli operatori sanitari lavorano nel “deserto sanitario” . Per portare un aiuto, un conforto a chi, come diceva Cosma, è stato meno fortunato di me.


Da alcuni mesi a Parigi era entrato in contatto con alcune persone che avevano partecipato alla missione di Medici senza Frontiere (MSF, Francia) nel 1986 in Afghanistan, e sempre più vedeva che non si trattava di eroi ma di individui che per un certo numero di anni avevano lavorato in situazioni rischiose e faticose.
Erano ideali di scelta di vita che Cosma sentiva con onestà e convinzione. Aveva davvero l’intenzione, quando si sarebbe sentito pronto professionalmente e umanamente , di lavorare in quegli ambiti di medicina d’urgenza. Quando aveva un obbiettivo lo perseguiva con tenacia e determinazione. A Brescia e a Parigi aveva molti amici perché era una persona limpida e stimolante.
Ha lasciato un grande vuoto, dei ricordi bellissimi e commoventi di bambino dolce, di adolescente impetuoso e di giovane uomo onesto ed accogliente.
Ci manca molto, moltissimo e noi desideriamo portare a compimento il suo progetto di traduzione del libro “Conversation avec le Photographe” che aveva realizzato per due terzi.
Didier Lefèvre era il fotoreporter che accompagnò e documentò la missione di MSF in Afghanistan nel 1986, e negli anni successivi documentò con forte coinvolgimento umano situazioni critiche in Africa, Cambogia, Sri Lanka, Romania, Kosovo ed in altri paesi.
Il nostro caro Cosma desiderava tradurre il libro in italiano per far conoscere ai suoi genitori e ai suoi amici la visione di un uomo che aveva lavorato per raccontare e documentare la vita nel vasto e tragico corollario della quotidianità delle persone che subivano le guerre vivendo questa sua scelta professionale come una vocazione. Quando si laureò ricevette in regalo da un amico il romanzo a fumetti “Il Fotografo” i cui autori sono Emmanuel Guibert-Didier Lefèvre – Frédéric Lemercier, edito da Coconino Press – Fandango- nel 2010. Questo regalo lo stimolò a cercare e poi incontrare alcuni protagonisti de “Il Fotografo” .
Cosma amava molto la montagna che inizio a frequentare già da bambino con noi, poi con entusiasmo visse l’esperienza scout e le meravigliose vacanze estive in Val Paghera a Campo Tres. Quando diventò più grande questa sua passione lo avvicinò all’arrampicata che anche in Francia riempiva di senso le sue giornate di riposo dal lavoro. La passione dell’arrampicata la condivideva sulle montagne francesi e nella foresta di Fontainebleau con i compagni del GUMS di Parigi e con incontri con i suoi amici bresciani e di Strasburgo.

Fulvio e Rita, genitori di Cosma

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